1848-2011: 163 anni separano queste due date, due momenti in cui il popolo ha deciso di far sentire le proprie ragioni, due momenti in cui il resto del mondo non è rimasto a guardare. Insieme alle rivoluzioni dell’Est Europa 1989 (iniziate in Ungheria nel mese di Agosto e conclusesi in Romania nei primi giorni del 1990), in queste due date un vero e proprio effetto domino ha sconvolto gli equilibri politici all’interno dello scacchiere mondiale in due contesti differenti fra di loro: Europa e Mondo Arabo.
Europa 1848 – siamo in pieno post-illuminismo, una corrente che mai come altre aveva come capisaldi i principi di libertà, uguaglianza, diritti umani e laicità dello Stato, tutti valori che nel Vecchio Continente trovavano poco terreno fertile, nemmeno nella Francia post-rivoluzionaria o nella monarchia britannica, la prima fra le grandi potenze ad adottare più di 600 anni prima il primo abbozzo di “Carta dei Diritti”, la Magna Charta Libertatum. La diffusione di massa dei quotidiani e della stampa politica non fece altro che diffondere ad ampio raggio i principi di cui l’Illuminismo si faceva portavoce e quindi ad aumentare nelle popolazioni la voglia di riforme, oltre al nascere di nuovi ideali che successivamente sarebbero sfociati nel capitalismo, socialismo e nazionalismo. E il motore di questi sentimenti rivoluzionari vennero in primis dalla borghesia e dalla nobiltà, le due classi che avevano maggior accesso ai canali culturali dell’epoca, vere e proprie micce di queste rivoluzioni. E come ogni rivoluzione globale, serve l’esempio, il caso che dimostra che un tentativo di cambiare lo status quo può avvenire, e questo fu il caso della Sicilia.
Nel 1848 la Sicilia fu il primo caso in Europa di rivoluzione contro la classe regnante, in questo caso i Borboni. Una rivoluzione che fu un parziale insuccesso. Parziale perchè dopo settimane di sanguinosi scontri fra rivoltosi e truppe del Regno delle Due Sicilie, la Sicilia riuscì ad ottenere lo status di nazione indipendente, per poi capitolare appena un anno dopo al cospetto delle truppe borboniche che riportarono l’isola sotto il proprio controllo. Ma ci fu una conseguenza che ebbe un forte impatto: durante il breve periodo di indipendenza, in Sicilia fu adottato il primo esempio di costituzione moderna.
E come una vera e propria malattia che si diffonde, questo vento rivoluzionario giunse nel Nord Italia, in una Milano oppressa dagli austriaci che provò a cambiare le carte in tavola. Ai lombardo-veneti si aggiunse anche il Regno di Sardegna di Carlo Alberto che per primo iniziò quella campagna che circa quindici anni dopo sarebbe culminata con la riunificazione dell’Italia. Fu il momento dello scoppio della prima guerra d’indipendenza, ma che tra non poche difficoltà fu vinta dagli austriaci e il sogno di un’Italia unita doveva essere posticipato.
Ma lo spirito rivoluzionario non si fermò qui: in sequenza in Germania, Francia, Danimarca, Romania, Ungheria, Irlanda e Belgio si scatenarono ribelloni più o meno cruente allo scopo di cambiare lo stato delle cose. Ma la scarsa organizzazione dei ribelli e soprattutto, l’essere guidati da spiriti e obiettivi molto differenti fra loro, provocò la fine di queste rivoluzioni nel sangue e, in alcuni casi, nel mantenimento del potere nelle mani delle monarchie regnanti. Ove ciò non accadde, le forme di governo furono sostituite con altre non molto più liberali.
Il politico francese Pierre Joseph Proudhon disse:
“Il destino dell’Europa democratica ci è letteralmente scappato dalle mani”
Questo però, ragionando nel breve periodo.
Nel lungo periodo invece, l’onda di questi moti rivoluzionari, porto alla riunificazione di Germania ed Italia nei successivi 20 anni, l’abolizione del feudalesimo in Austria 10 anni dopo, e il suffragio universale maschile in Francia 20 anni dopo mentre l’Olanda si trasformò in una monarchia costituzionale 10 anni dopo.
Mondo Arabo 2011 – partiamo da una prima considerazione: quali differenze possiamo ritrovare tra la situazione nella mezzaluna araba e l’Europa 1848? Di sostanziale ben poco: regimi autoritari, potere accentrato, popolo oppresso, e una miccia che da fuori fa scatenare il tutto. Nel 1848 fu l’Illuminismo il veicolo dei valori universali, questa volta invece la Rete.
La Rete ormai è qualcosa di incontrollabile che anche il regime più opprimente non può assoggettare, una cosa di cui lentamente se ne sta rendendo conto anche la spietata dittatura in Corea Del Nord.
La gioventù araba del XXI secolo è probabilmente stata la prima generazione nelle proprie terre a poter vedere con i propri occhi cosa vogliono dire le parole Democrazia, Libertà, Diritti. E ciò grazie alla rete che aggira come niente le limitazioni imposte dai regimi. Partendo dalle prime rivolte in Iran del 2009-2010 soffocate nel sangue, Internet ha contribuito a coordinare e a unire la popolazioni di queste nazioni che attuano una specie di feudalesimo del XXI secolo. E come 163 anni prima, in ordine Algeria, Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Marocco, Siria, Giordania, Bahrein, Oman hanno fatto sentire la propria voce. Proteste iniziate sulla rete, appuntamenti fissati su Facebook che, soprattutto in Egitto, Tunisia e Libia, ha unito questi movimenti. Tant’è che il rais libico Gheddafi, il 15 Febbraio, alla vigilia dell’inizio della rivolta libica, convocò una riunione dei propri ministri. Nulla di strano, se non che l’argomento all’ordine del giorno era una manifestazione organizzata a Bengasi per il 17 Febbraio e pubblicizzata su Facebook. Le conseguenze poi le conosciamo tutti. Ciò che invece non possiamo conoscere è cosa accadrà nei prossimi dieci anni, ovvero quando i venti rivoluzionari di questi mesi avranno probabilmente portato dei cambiamenti, ma solo allora potremo capire se si tratterà di cose strutturali o meno.
Quello che invece possiamo già dire, è che l’informazione è più contagiosa e letale della più tremenda delle malattie, è impossibile contenerla, è impossibile censurarla. La si può forse indebolire, ma fino alla fine si risolleverà sulle proprie gambe e chiederà ai propri carnefici di rendere conto delle proprie azioni.
Per citare solo due esempi: Cina e Corea del Nord se ne accorgeranno?
La domanda non è “se”….ma “quando”